Inclusione, diversità e diritti

La superdiversità è una delle sfide centrali del nostro tempo e farci i conti oggi dopo due anni di pandemia, paura e aumento delle disuguaglianze è ancora più complesso.

L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana ci indica però l’orizzonte verso il quale impegnarci collettivamente: l’uguaglianza e la pari dignità di tutte le cittadine e i cittadini, a prescindere dalle diversità, e l’ambizione a garantire il pieno sviluppo della persona umana. Si tratta della promessa dei padri costituenti perché ogni persona, prima ancora di essere cittadino, sia riconosciuta nella sua dignità di essere umano. Una promessa frutto di una storia drammatica di guerre, genocidi e discriminazioni per coloro ritenuti nemici o diversi.

Torino, come ogni città globalizzata, deve necessariamente fare i conti con questa complessità culturale e sociale. Le amministrazioni locali costituisco infatti lo sguardo più prossimo alle situazioni di discriminazione e marginalizzazione e sono dunque la prima istituzione chiamata a generare inclusione e coesione sociale.

La nostra città ha da sempre una forte tradizione migratoria: negli ultimi decenni, tuttavia, i flussi sono profondamente cambiati per provenienza, durata ed età e attualmente il 14,6% dei residenti di Torino è di origine straniera.

Dal punto di vista demografico si tratta di una popolazione relativamente giovane che contribuisce in modo sempre più significativo al tessuto produttivo e al ringiovanimento delle popolazione. Nel 2018, infatti, 25.906 unità produttive della provincia erano espressione dell’imprenditorialità migrante e attualmente gli studenti con cittadinanza straniera costituiscono il 18,77% della popolazione scolastica totale.

Possiamo affermare con certezza che la Torino di domani sarà sempre più plurale e multiculturale e che dovrà rendere la diversità un punto di forza e crescita. Una città inclusiva e capace di riconoscere e valorizzare le differenze è una città più sicura, più generativa e più vivibile per tutti e tutte.

Il compito primo della Torino di domani sarà quindi quello di rendere i luoghi pubblici della quotidianità inclusivi dal punto di vista culturale, identitario e spirituale e di promuovere occasioni di incontro e convivenza che favoriscano la conoscenza delle diversità e il rispetto reciproco.

Alla luce di queste riflessioni proponiamo:

  1. L’adozione di mense scolastiche e ospedaliere inclusive rispetto a tutte le abitudini alimentari più comuni;
  2. La promozione di servizi di orientamento ai cittadini per informarli in merito a cerimonie funebri e sepolture coerenti con le proprie tradizioni culturali e religiose, coinvolgendo e sensibilizzando i servizi cimiteriali comunali circa le esigenze delle differenti comunità religiose o delle nuove etiche ecologiste;
  3. Il rilancio del progetto “La Casa delle Religioni”: uno spazio gestito in comune da differenti comunità religiose e operatori specializzati per rispondere alle esigenze di culto delle comunità religiose minoritarie e promuovere occasioni di dialogo e conoscenza sulle differenti religioni;
  4. L’istituzionalizzazione delle feste religiose aperte a tutta la comunità cittadina come “Moschee aperte”, “Iftar street” e la Pasqua Ortodossa affinché grazie all’incontro festoso e alla conoscenza reciproca si possano superare gli stereotipi e i pregiudizi.