Abitare

Sappiamo bene quanto l’accesso alla casa costituisca un bisogno primario per poter vivere una vita sicura e dignitosa e quanto spesso questo bisogno non possa essere facilmente soddisfatto. La casa è uno chiaro specchio delle forti disuguaglianze che attraversano la nostra città e i suoi quartieri: basti pensare che i 1.850 €/m² di prezzo medio per l’acquisto di un appartamento oscillano in realtà tra i 1.000 €/m² della periferia nord e i 3.500 €/m² del centro città.

Parlare oggi di casa significa però fare i conti soprattutto con chi una casa non ce l’ha o chi è in procinto di perderla. La pandemia ha profondamente modificato i bisogni e il panorama abitativo: ha costretto la convivenza forzata all’interno di dimore spesso inadeguate al soddisfacimento dei bisogni essenziali, ha intensificato l’isolamento e la solitudine delle persone sole e anziane, ha aggravato ulteriormente la condizione economica dei nuclei familiari già fragili. Il numero di casi in emergenza abitativa è in forte crescita: basti pensare che nel 2019 gli sfratti sono stati 2.495, il 10% in più rispetto all’anno precedente. A questi dati uniamo un più preoccupante valore: il 42% delle famiglie torinesi si trova in una condizione di autosufficienza economica, cioè riescono con il proprio reddito a quadrare il bilancio familiare, trovandosi però al margine di un equilibrio economico che può facilmente vacillare di fronte a eventi critici.

Una delle sfide più grandi per Torino sarà dunque combattere l’emergenza abitativa, ma la città non partirà da zero. Si tratta di ampliare l’offerta abitativa pubblica e di valorizzare le decine di alloggi sfitti come strumenti per dare alloggio a chi ne è sprovvisto, a partire dai numerosi interventi di innovazione sociale e housing sociale in sinergia tra pubblico e privato già in essere.

In questi anni, infatti, i soggetti del Terzo Settore hanno scelto di attivare progetti sociali legati alla casa attraverso la creazione di cohousing, sperimentazioni di stili abitativi e di vita differenti, ma anche spazi aperti al territorio in cui si sono attivati veri e propri sportelli di portierato sociale. Un patrimonio eccezionale da cui partire per costruire una Torino vicina e accogliente.

Per rispondere in modo efficace ai bisogni emergenti sarà quindi fondamentale rafforzare le sinergie tra l’attore pubblico e il privato sociale valorizzando le risorse endogene dei quartieri che in questi anni hanno maturato competenze e costruito relazioni di fiducia sul territorio.

Per questi motivi proponiamo:

  1. la creazione di un’anagrafe delle esperienze di cohousing, coabitazione e portierato sociale presenti in città affinché l’amministrazione possa sempre più collaborare con i progetti gestiti dal privato sociale mettendoli in sinergia;
  2. la creazione di un tavolo istituzionale cittadino e circoscrizionale con i referenti dei progetti di cohousing e coabitazione dove monitorare e gestire le diverse problematiche emergenti, condividere buone pratiche e favorire l’accoglienza diffusa di persone in emergenza abitativa;
  3. l’adozione di incentivi volti a promuovere nuove formule di comunità e di abitare collaborativo;
  4. il miglioramento della gestione dei fondi a sostegno dell’emergenza abitativa provenienti dagli stanziamenti regionali e statali.